luigi de giovanni

martedì 14 dicembre 2010

articolo di mauro manunza sulla mostra luigi de giovanni a cagliari



MOSTRE. 
Luigi De Giovanni alla Bacheca di Cagliari: l'anima di un ex sessantottino racconta la selvaggia Barbagia di Seulo e la fine dell'utopia
Dipingendo (in jeans) la Sardegna
Lunedì 13 dicembre 2010
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D
al raffinato barocco del Silento al naturale espressionismo della Barbagia di Seulo il passo non è breve. Soprattutto per Luigi De Giovanni, pittore che ama i ricchi ornati della sua terra natale, che dipinge preferibilmente i selvaggi angoli del centro Sardegna e che si rifiuta di salire in aereo: ragion per cui, i periodici trasferimenti tra le dolci alture pugliesi e i ripidi tacchi del meridione barbaricino si trasformano in avventura comunque irrinunciabile.
Da quanti anni sia diventato sardo, l'artista neppure si ricorda. La doppia cittadinanza è sua misura di vita, esattamente come la sovrapposizione dell'esprimersi artistico. Nato popista, si è via via inoltrato nelle trasparenze dell'atmosfera naturale, superando poi le strutture formali per evocare immagini e sensazioni attraverso coloratissime aggregazioni astratte. Si direbbe un tormentato percorso accademico-spirituale, una coerente maturazione di ricerca, se non fosse che tanto pendolarismo pittorico si rivela infine di natura circolare. Tutto infatti continua a convivere, replicandosi senza ripensamenti né abbandoni: i jeans incollati, le geometrie disarticolate, i colori cupi e il segno rabbioso, le rappresentazioni idealizzate, le allegrie cromatiche di fiori, gli alberi primaverili, gli inni alla natura, la disgregazione di equilibri cromatici, le macchie informi che negano la figura. Nato anarchico, De Giovanni se ne andrà testardamente anarchico.
Le apparenti contraddizioni di un artista così particolare sono ora in mostra alla Bacheca di Cagliari. La parte preponderante dell'allestimento (tutte opere di quest'anno, esposte sino alla fine di dicembre) è un omaggio alla spettacolare natura seulese: paesaggi ricchi di fitta vegetazione, grovigli di rami e foglie, vallate incorniciate da creste inaccessibili, pareti che precipitano nel verde, improvvisi bagliori di torrenti e cascate, rocce, antichi lecci, ciliegi in fiore, robusti noci, ombre e luci, frastagliati orizzonti che fra cielo e terra si combattono con delicate sfumature e violente tonalità. Chi va per trekking lungo le andalas di quel paradiso quasi inesplorato può riconoscere scorci di Perdabila, Taccorì, Perdaxinonpesada; e Genn 'e Serra, dov'è la casa di Giorgio e Maria, il nido d'infanzia di Federica che è moglie del pittore.
Luigi e Federica vivono a Cagliari, ma dividono l'anno spostandosi tra Specchia, Seulo, il capoluogo sardo e i luoghi di allestimento delle mostre. Paesaggi verdi, alberi e cieli nascono barbaricini, mentre i fiori sono “nature vive” che si fanno ritrarre nella città vecchia, rione Villanova. I fiori di De Giovanni sono una continua esplosione di colori vibranti e rifrazioni solari; e sono anche un bignamino di correnti artistiche, offrendo passi che variano dal naturalismo all'impressionismo, dall'espressionismo all'astrattismo, a seconda dell'occasionale tensione dell'autore.
Tensione mai attenuata, sebbene delusa nel correre degli anni. De Giovanni era convinto sessantottino e tale un po' è rimasto nel profondo. I suoi progetti di scenografia teatrale, quattro decenni fa, sono scuri. L'adesione al pop lo converte alla pittoscultura, perciò strappa pantaloni jeans e li trasforma in quadri materici visionari, animati di colori cupi e di parole che gridano malumore sociale: morte, distruzione, sos, caos, aiuto! Le sue “urla nel buio” denunciano la caduta delle speranze, la fine dell'utopia. Tanti giovani hanno urlato assieme a lui, poi la rabbia si è attenuata, l'epopea della contestazione si è disciolta nei mille rivoli della rassegnazione, dell'ottimismo, dell'adeguamento e dell'opportunità. Anche De Giovanni è cresciuto incontrando svolte positive, ma non ha abbandonato la protesta: ecco i jeans lacerati, incollati al telaio, spennellati e accomunati da due costanti: l'ossessiva scritta “68” e una selva di scale a pioli. Sono le scale dell'arrampicamento sociale di chi, secondo lui, ha “tradito” quella spinta giovanile. Però, a distanza di tanti anni, anche le scale dipinte da De Giovanni sono inserite in ambiente di soffice luce, forse segnale di chiarimento.
MAURO MANUNZA

mercoledì 8 dicembre 2010

VALORI DI CONTINUITÀ 2010-2011


      
Presenta:
Valori di Continuità 2010-2011
Inaugurazione: sabato 11 dicembre 2010 dalle ore 17.30
11 dicembre 2010 – 18 gennaio 2011
“Valori di continuità” è una manifestazione artistica collettiva, a cadenza periodica, che la galleria Mentana di Firenze organizza da tanti anni e vuole essere un riconoscimento del lavoro per la divulgazione dell’arte. In quest’occasione ciascun artista presenta alcune sue opere rilevanti, che siano esplicative del loro personale modo d’intendere l’arte.
Un variegato incontro di mondi che si confrontano, che sintetizzano la vita e l’impegno per il riconoscimento di un’idea dell’arte. Pittori, scultori che interpretano il loro pensiero sintetizzandolo in dipinti e sculture di grande significato.  Una mostra che presenta l’intimo mondo di ciascuno, fatto di turbamenti, gioie e ansie: che si manifesta in colori, forme e sensazioni.
Valori di Continuità 2010-2011” è per la galleria d’arte Mentana, la Direttrice e il suo Staff, anche, un’occasione per salutare gli artisti e gli estimatori d’arte che La frequentano con un brindisi di auguri. Federica Murgia

Artisti partecipanti:

Marialuisa Sabato
Franco Lastraioli
Clara PolvanI
Vivien Schimidt
Luigi De Giovanni
Dr.George
Marcello Franceschini
Rosario Bellante
Anna Luisa Roma
BIANCA VIVARELLI
ANNIE GHERI
Angele Audibert Beltramo
Ida Coppini
Francesca Coli
Roberto Lucato
Patrizia Voltolini
Adriana Zampieri CalaNDrino
Mario Schifano
Monica Pignat
Liviana Poropat
GIAMPAOLO TALANI
Salvatore Magazzini
SERGIO BENVENUTI
JOHANNA ORAS


Galleria D'Arte Mentana
Piazza Mentana, 2 - 3 - 4r.
50122 - Firenze

tel./fax +39 (0)55 211985
Orario di apertura al pubblico
Oraio invernale: 11 - 13, 16.30 - 19.30
Chiuso Lunedì mattina e Domenica 

Domenica su appuntamento cell. 335 1207156


I 40 ANNI DELLA GALLERIA MENTANA DI FIRENZE


     


I 40 anni della galleria Mentana di Firenze

Comune di Firenze “SALONE DE’ DUGENTO” Palazzo Vecchio
Giovedì 09 dicembre ore 12,30
Consegna di un riconoscimento alla gallerista Giovanna Laura Adreani
Presiede l’incontro il Presidente del Consiglio Comunale di Firenze, dottor Eugenio Giani.

I 40 anni di una galleria sono un evento speciale da festeggiarsi, soprattutto in un periodo in cui queste istituzioni chiudono con facilità, non solo con l’arte ma, giustamente, anche con la meritoria iniziativa che vede l’assegnazione, alla gallerista, di un riconoscimento che le verrà consegnato il giorno 09 dicembre, al “Salone Dè Dugento” in Palazzo Vecchio in Firenze, in un incontro presieduto dal Presidente del Consiglio Comunale, dottor Eugenio Giani.
In una città d’arte la scelta dell’ubicazione della galleria, che favorisce lo scambio ideale fra antico e moderno è un regalo per i frequentatori che possono godere anche dello scorcio che, dalle sue sale in piazza Mentana, guarda a San Miniato: un percorso dell’animo nel tempo, che si percepisce in un paesaggio d’inusitata bellezza. Mediatrice di rapporti professionali e umani, che spesso diventano d’amicizia, a Giovanna Laura Adreani, e al suo Staff è riconoscibile la capacità di favorire relazioni di conoscenza collaborativa fra artisti, critici ed estimatori. Dinamica gallerista, che si occupa d’arte contemporanea avendo un sesto senso questo settore, si trova a vivere e lavorare nel cuore di Firenze, città che è un libro aperto d’arte e rivoluzioni artistiche.
Il suo obiettivo è sempre stato quello d'intessere rapporti con validi artisti emergenti, provenienti da tutte le parti del mondo, desiderosi di farsi conoscere e d’esporre in questa bellissima galleria e a Firenze. Si può dire che nella galleria Mentana abbiano esposto gran parte degli artisti del novecento, ora ampiamente storicizzati e presenti nei libri di storia dell’arte.
L’attività della Galleria prese avvio nel 1970 quando la giovanissima titolare cominciò il suo amato percorso, che continua senza sosta. La gallerista, in questi quorant’anni, è stata capace d’intuire i nuovi fermenti e di promuovere artisti che si distinguevano per creatività e capacità tecnica-ideativa. Per identificarli ha affrontato una vita di movimento e di frequentazione di studi, mostre e fiere.
Tanti sono stati gli artisti, di cui ha carpito l’animo, approdati in questa galleria in occasione  di mostre personali e collettive, presentati in spazi pubblici e privati nazionali e internazionali, da lei sostenuti nella divulgazione della loro arte.
Per capire il suo impegno si possono prendere ad esempio le mostre appuntamento, da lei ideate nel corso degli anni per stabilire contatti con artisti stranieri e italiani. Per questi e con questi Givanna Laura si è creata manifestazioni a cadenza annuale quali “Il calore del colore”, con artisti internazionali, “Orizzonti contigui”, "Proposte per nuove collezioni", “Individuazioni”, dove vengono presentate le sue nuove scoperte, “Valori di continuità”, mostra che vuole mettere in evidenza l’importanza di un impegno comune, anche degli artisti, per raggiungere la loro promozione. Non si contano le sue collaborazioni con altri spazi d’arte e con gallerie nazionali e internazionali e le partecipazioni alle più importanti fiere dell’arte: Arte Fiera Bologna, My art Milano, Arco Madrid, New York, Gent, Ginevra, Art Innsbruck, dove è prevista la partecipazione anche nell’edizione 2011, dal 03 al 07 febbraio, e a tante altre.
E’ chiaro che così evidenti competenze di conoscenza dell’arte siano affiancate da indubbie competenze imprenditoriali che le hanno consentito d’essere una grande gallerista nel pieno della sua attività, con una progettualità di crescita e d'iniziative che ci fanno ben sperare per i festeggiamenti dei 50 anni di attività.
Brava Giovanna Laura, non possiamo che farti i complimenti e un augurio di un buon proseguimento.                                        Federica Murgia

Galleria D'Arte Mentana
Piazza Mentana, 2 - 3 - 4r.

50122 - Firenze

tel./fax +39 (0)55 211985
        
Orario di apertura al pubblico
Oraio invernale: 11 - 13, 16.30 - 19.30
Chiuso Lunedì mattina e Domenica 

Domenica su appuntamento cell. 335 1207156

mercoledì 1 dicembre 2010

martedì 23 novembre 2010

mostra di luigi de giovanni a cagliari



Galleria d'arte "LA BACHECA"
Via Dei Pisani, 1 - 09124 Cagliari

Presenta
LUIGI DE GIOVANNI
Titolo: Dai paesaggi della Barbagia di Seulo ai paesaggi dell’anima
Artista: Luigi De Giovanni
Data: dal 4 al 31 dicembre 2010
Inaugurazione: sabato 4 dicembre ore 18.30
Orario: dalle 17.00 alle 20.00
Info: Tel.070 663396

e.mail: lidia@bachecarte.it
http://www.bachecarte.it/
www.degiovanniluigi.com
Luigi De Giovanni, dopo le mostre tenute a ottobre 2010 a Lecce, Lucugnano e Specchia, riguardanti il Salento, sua terra d’origine, presenta i suoi quadri, che prendono in considerazione la Barbagia di Seulo in Sardegna, sua terra d’adozione, a Cagliari.
Gli aspri territori della Barbagia di Seulo dai clivi boscosi, dai colori addolciti da un ambiente, anche umano, naturalmente accogliente, sono afflato delle sue opere che da questi luoghi è partito per dipingere paesaggi che conservassero la spiritualità del territorio.
Nella mostra, che verrà inaugurata il 4 dicembre alla galleria “La Bacheca”, ci saranno opere realizzate a Taccorì, Perdascinonpesada, Perdabila e dalla casa di Giorgio e Maria a Genneserra. Località di Seulo, che con i loro climi, sono state capaci di interloquire con l’animo dell’artista, sino a creare quel pathos leggibile nelle tele.
Nel concento di colori, nei segni, alcune volte bruschi, che seguono i profili sino a prenderne il messaggio del tempo, si trova l’artista con le sue angosce, le sue gioie, il suo modo di percepire la natura e la società.
I dipinti, dove le ombrose foreste dalle tinte digradanti sono scaldate da un contrasto d’estiva erba secca, dove gli scorci, che vanno di monte in monte, vengono interrotti dalla vegetazione più vicina che si presenta in grovigli d’arbusti, di foglie, di realtà prossima che lascia spazio all’immaginazione e alla scoperta di piccoli mondi, sintesi dell’immenso, suggeriscono una ricerca di vita coerente con la natura, dove tutto è armonia.
Le pennellate di rocce, in alcune parti levigate dal tempo in altre rese appuntite dall’azione delle intemperie, originano palcoscenici di meditati cromatismi riflessi sulle tele: diventate maestosi specchi di questo meraviglioso angolo di Sardegna.
I tacchi, dalla bassa vegetazione, che precipitano in pareti verticali che danno asilo a delle grandi varietà faunistiche e a un’incantevole vegetazione di lecci e macchia mediterranea, s’intuiscono negli orizzonti, spesso rosati. C’è una sensazione di vertiginosa compenetrazione che fa avvertire il baratro: minaccia incombente del vivere e inconscia paura dell’ignoto.
I boschi, che scendono nelle valli e nei burroni sino ai greti dei fiumi e dei tanti torrenti, sono diventati tavolozza dove un sapiente pennello ha attinto tracce di toni e di linee, solo alcune volte demarcate in modo netto, che hanno segnato magicamente un misterioso dialogo con la natura.
I paesaggi dell’animo di De Giovanni prendono forma portando il messaggio dei luoghi: il genius loci.
I pensieri dell’artista s’intuiscono nelle poesie delle tecniche a olio e ad acquerello ma diventano narrazione liberatoria nelle aggressive e disincantate tecniche miste, dove utilizza simbolici indumenti usati e materiali di rifiuto.
Le delusioni di chi sperò in una società più giusta sono impresse nei quadri di scalate sociali e con l’urlo dei Jeans che mostrano i sogni del sessantotto, tradito.
Ecco le lacerazioni, i gridi di aiuto, la ricerca di libertà, il ripetersi ossessivo di “1968”, che denunciano i tradimenti, gli arrampicamenti di scale metaforiche per arrivare al potere. In queste opere, dalle tinte forti e dalle poche linee date da violente scudisciate cromatiche che lasciano sulla tela dei solchi dolorosi e profondi, racconti di angosce e speranze, si avverte la delusione di un sognatore che non riesce ad accettare le ingiustizie, la prepotenza, la non coerenza con la natura. Il tempo è passato smorzando la forza dei sogni del 1968 e lasciando tracce di ceneri ancora bollenti.
Questa mostra diventa anche un dialogo fra le terre che lui ama.
E’, quindi, importante che questa, si faccia dopo, “paesaggiooltrepaesaggio” LECCE/LUCUGNANO/SPECCHIA, un ciclo di esposizioni, presentate da Maurizio Nocera. Diventate un modo per far conoscere il mondo dell’artista che, partendo dal paesaggio del Salento, terra d’origine, dal paesaggio enigmatico della Sardegna, terra che l’ha accolto nel suo peregrinare alla ricerca di una pace che può trovare solo in se stesso, indagando i fiori, nature morte che raccontano la vita, si è soffermato sui jeans, indumenti assorti a simbolo di una rivoluzione non solo di costume, ha presentato il suo modo d’intendere l’arte. Federica Murgia

lunedì 4 ottobre 2010

martedì 28 settembre 2010

PAESAGGIOOLTREPAESAGGIO





AMACI: ASSOCIAZIONE MUSEI ARTE CONTEMPORANEA
9 ottobre 2010: Giornata del Contemporaneo Sesta edizione

PROVINCIA DI LECCE - COMUNE DI SPECCHIA LECCE

LECCE/LUCUGNANO/ SPECCHIA

LUIGI DE GIOVANNI
9/23 Ottobre 2010paesaggiooltrepaesaggio
Un ciclo di esposizioni che mette in luce il mondo dell’artista che, partendo dal paesaggio del Salento, terra d’origine, dal paesaggio enigmatico della Sardegna, terra che lo ha accolto nel suo peregrinare alla ricerca di una pace che poteva trovare solo in se stesso, indagando i fiori, nature morte che raccontano la vita, si sofferma sui jeans, indumenti che hanno significato una rivoluzione non solo di costume, presenta il suo modo d’intendere l’arte in tre mostre che vogliono essere percorso del suo animo, delle sue angosce, del suo modo di percepire la natura e la società.

PAESAGGIOOLTREPAESAGGIO
personale di pittura
Luigi De Giovanni
Puglia e Sardegna, luoghi amati, sognati.
Una ricerca pittorica per indagare con sensibilità luoghi geografici e dell’anima trasferendo sulla tela infinite emozioni.
9-23 ottobre 2010
Vernissage 9 ottobre 2010 ore 18.00
Interviene Simona Manca
Vicepresidente Provincia di Lecce e Ass. alla Cultura
Antonio Biasco Sindaco di Specchia
Galleria Bernardini
Testo a cura di: Maurizio Nocera
22 Ottobre 2010
Laboratorio con il maestro Luigi De Giovanni sul paesaggio nell’arte contemporanea rivolto ai bambini e ragazzi della città di Lecce

LUCUGNANO (TRICASE)
14 ottobre CASA COMI ore 17,30
“L’arte contemporanea del 900 nel Salento”
Interventi
Alessandro Laporta
Maurizio Nocera
Apertura della mostra
“La poetica dei fiori” di Luigi De Giovanni
Vernissage 14 ottobre ore 19,30
Interviene Simona Manca Vicepresidente Provincia di Lecce e Ass. alla Cultura
14-23 ottobre 2010



LECCE/LUCUGNANO/ SPECCHIA
9/23 Ottobre 2010

SPECCHIA
Jeans: le visioni pittoriche di Luigi de Giovanni

15/23 ottobre
Capanne dellu Ripa a Specchia
15 ottobre laboratorio con il maestro Luigi De Giovanni sul paesaggio nell’arte contemporanea rivolto ai bambini e ragazzi della città di Specchia
Sono previsti in mattinata itinerari guidati e in serata
visita della mostra allestita a Casa Comi (Lucugnano)
Segreteria organizzativa
Il Raggio Verde edizioni ed eventi d’arte
info: 339.4038939
www.ilraggioverdesrl.it
info@ilraggioverdesrl.it

PROFUMO DI FIORI
I fiori, i paesaggi e le nature morte di Luigi De Giovanni

Mi chiedo: ma quand’è che ho incontrato il pittore Luigi De Giovanni? È accaduto, almeno credo, qualche anno fa a Cardigliano di sopra (Specchia), la mitica “città” Guisnes
dei sogni miei e di Antonio L. Verri. Negli anni ‘70/80, quando ancora Cardigliano era solo preda del vento, dei cani randagi e di qualche incontro d’amanti ingannevoli (chi mai può dimenticare le centinaia di graffiti, segni e grossolani dipinti erotici che ornavano le pareti dei capannoni, che un tempo erano stati usati come magazzini per stendere le foglie di tabacco a seccare). Cardigliano di sopra era stato anche nostro luogo d’incontro, perché il Verri l’aveva scelto come scenografia di riferimento per uno dei suoi romanzi più belli, “I trofei della città di Guisnes”. Oggi Cardigliano è un’altra cosa: è un villaggio dall’aspetto urbanistico fresco e lindo, con un’altissima pala eolica e le vecchie dimore restaurate assieme a quella deliziosa chiesetta al centro della grande strada, che noi consideravamo una piccola basilica di San Marco nella campagna leccese. È nella nuova Cardigliano di sopra che, una sera d’un’estate di qualche anno fa, ho incontrato il pittore Luigi De Giovanni. Esponeva le sue ultime opere: fiori e paesaggi salentini e sardi. Il Salento e la Sardegna sono i luoghi dell’anima del pittore, in essi egli vive e opera, attraverso essi il suo pensiero d’artista si libera e corre veloce verso soluzioni cromatiche che stupiscono. Alle amiche (Giusy Petracca e Antonietta Fulvio) de Il Raggio Verde, la casa editrice che organizzava l’evento-mostra a Cardigliano, dissi subito che ero incantato, spaesato, in trance. Davanti ai dipinti di De Giovanni avvertivo una strana sensazione percettiva: magicamente, le mie narici s’inebriavano del profumo di quei fiori che vedevo dipinti. Davanti al grande vaso di girasoli (un chiaro omaggio a Van Gogh) ho sentito spargersi dal dipinto il tipico profumo acre del fiore americano; e davanti al dipinto di alcuni mandorli con i fiori appena sbocciati, sono stato avvolto dal profumo della primavera che arrivava (il mandorlo dalla nostre parti, in Salento, ma anche in Sardegna, fiorisce già in gennaio, cioè quando ancora è inverno pieno e la nuova stagione lo coglie appunto nel sorriso dei suoi fiori); e ancora, davanti ai vasi con i fiori di campo, mi sono sentito confuso nelle quadricromie dei lentischi, mirti, timi; e stupito tra i fiori delle calendule arvensis, dei papaveri di ogni dimensione, dei gialli alissi di Leuca; e ancora davanti ai becchi di gru di gussone, bocche di lupo, garofanini salentini, foglie di borragine arrossata, gialle ginestre spinose a più non posso; e ai cardi a capolini rossi, e ancora davanti a tantissima erica pugliese con i suoi delicati fiorellini rosei con corolla campanulata; infine, mi sono sentito perduto in quel roseo-violaceo dei fiori della legousia speculum-veneris; e in tanti, tanti altri colori di fiori degiovannei. L’artista diede pure dei titoli a quei suoi dipinti che ancora tengo effigiati sul palcoscenico della mente. Si tratta di titoli che a rileggerli oggi nel bel catalogo “Luigi De Giovanni / Le vibrazioni della natura” (Firenze 2000)” supportato dalla Galleria d’arte Mentana e curato da Paolo Levi, mi sospingono ad esperienze fantastiche, a sollecitazioni che mi fanno sognare mondi sorretti ancora dal desiderio di vivere, che mi incitano a ben sperare nella bellezza della vita. “Il davanzale” è un dipinto con vasi di fiori su un tavolo davanti ad un’idea di finestra; “Risveglio” è un dipinto con due alberelli di mandorli in fiore su un declivio dalle differenti tonalità del verde; “Primavera a Seulo” è il trionfo del giallo dei fiori d’acacia che prorompe dal dipinto spargendosi nella vastità dello sguardo dell’ammiratore; “l’Ogliastra” è un tenero paesaggio sardo con montagne che baciano il cielo; e ancora “Ulivi a Specchia”, dipinto dal quale è possibile percepire la sofferente contorsione dei tronchi degli alberi d’ulivo, albero caro alla vergine Athena, ed alberi che ci dicono che nella città natale dell’artista, Specchia appunto, nel mitico Capo di Leuca, la vita, non sempre facile, ha comunque il colore del verde, anzi verdissimo come forte richiamo alla speranza. Ma l’incanto e la mia trance toccano la vetta del sentimento davanti al dipinto “La casa del vento”, dove la maestria dell’artista ha prodotto una policromaticità che s’interseca con la variabilità degli umori dell’uomo ammiratore,
sorretto dalla nostalgia del tempo perduto: si tratta di una casina rosea (mi viene in mente quella sull’isola dell’esilio di Pablo Neruda, il grande poeta cileno, nel film “Il postino” del sempre caro Massimo Troisi), sperduta su un limitare di costa salentina con appena una traccia di mare in una variopinta cromaticità di macchia mediterranea con fiori e colori dell’intera iride. Paolo Levi ha scritto che «Luigi De Giovanni [è un] artista romantico e intimista, [che] porta in luce con sguardo meticoloso gli angoli più solari di una campagna che palpita di colori, di riflessi luminosi, di orizzonti lontani, dove l’occhio ormai si perde in un’onirica trasfigurazione». Quanto afferma il critico d’arte non solo è vero, ma lo è tanto di più da farlo percepire persino ad uno spettatore sprovveduto dell’opera dell’artista, sempre solare e aperto ai giuochi delle “forme” del colore che, come sappiamo, emergono con sfolgorio dalle raffigurazione dei fiori, delle nature morte, dei paesaggi che egli, indubbiamente poeta del pennello, adagia con determinazione sulla tela. Anche Mauro Manunza coglie bene il senso della pittura di De Giovanni quando con lievità avverte il lettore che «i colori forti, rabbiosi, gli incastri di luminosità accompagnano ancor oggi la sintassi descrittiva di Luigi De Giovanni che dalle impressionanti tempere di tanti anni fa ha ricavato l’esperienza pop, le geometrie, i vortici, le tecniche miste, i jeans, la cartapesta, la juta, l’urlo visualizzato della disperazione psicopatica». Manunza cita un fare arte dell’artista che è davvero sorprendente, dove il risultato pittorico va oltre lo stesso buco bruciato sulla juta nell’opera di Burri. Un solo esempio, affascinante, travolgente, che incolla lo spettatore all’opera, è quando ci si trova davanti ai suoi dipinti sui Jeans, i cui colori e le cui pennellate sono colpi di sciabola sui dispiaceri, sulle sofferenze del mondo, soprattutto in quel mondo fatto di miseria, di discriminazione, di violenza gratuita. L’affermazione di Nicola Nuti («per Luigi De Giovanni quella pittorica rimane l’attività espressiva più efficace e intima, la più gratificante in termini poetici». E sì, anche questo è vero, perché, soprattutto nei dipinti di fiori, nature morte e paesaggi salentini e sardi, non si può raggiungere un livello così alto di espressività policromatica se non si è poeti, se non si è masticata l’aspra foglia del verso che si fa armonia.
Mi fa riflettere la nota critica di Tommaso Paloscia, scritta nell’ormai lontano 1995, quando afferma che «i fiori, splendidi termini di un linguaggio che ha radici profonde nella coscienza di De Giovanni e che torna alla luce, finalmente, quando l’ossessione delle elaborazioni mentali si cheta. Riacquista così nella semplicità dell’espressione meridionale la forza in cui riemerge la purezza del mito che ha nutrito nei millenni la gente di Puglia». Anche in questo caso si tratta di una costatazione certa, perché è proprio così, la Puglia, e di essa quella parte che ha visto nascere l’artista, il Salento, altro non è che un ancestrale grumo di miti fatto di colori, di fantasmi che vagolano sui cornicioni delle case di pietra, di monaci basiliani che di notte, come certe notti di qui, di luna piena, se ne vanno silenziosi per coste marine alla ricerca della pietra della conoscenza e, a loro volta, si incontrano con fate ed elfi che anche loro vanno alla ricerca di nascondigli dove ripararsi dagli sguardi cattivi dell’uomo nero. Luigi De Giovanni è nato in questi luoghi, tanto da pensare alla sua pittura come quella di un elfo, “invasato” da una fantasia di colori che la forza della speranza proietta sulla tela. Su un catalogo del 1998, Salvatore Antonio Demuro scrive che «i fiori nei vasi paiono rincorrersi in una massa cromatica pulsante di vita, ritmati incalzati dagli stimoli interiori del pittore che comunica immagini poetiche». E qui siamo nuovamente alla poesia, cosa che ci fa dire definitivamente che la pittura di Luigi De Giovanni è il canto melodioso di un poeta che al posto delle parole usa i colori, usa i segni vibrati sulla tela.
Per questo ha ragione la signora Giovanna Laura Adreani quando scrive che «il mattino, quando ancora la giornata deve prendere fisionomia, con i suoi silenzi e i momenti di sospensione, è un momento magico per l’artista, perché proprio allora s’intraprende il colloquio fra tela, luce e colore. Il cavalletto accanto alla finestra, da dove irrompe la luce con cui stabilire il dialogo, è il primo fulcro della sua attenzione».
Appunto magia, arte della veggenza e della trasformazione degli elementi che, nelle fatate mani di Luigi De Giovanni, si fanno fiore che bacia l’amore, montagna che cammina, sogno pan di spagna, ed è il pittore stesso ad affermare che, per lui, «l’arte è la ricerca fatta momento per momento, [arte che] è la sua vita, i suoi sentimenti, i suoi turbamenti. L’arte [che per lui] è poesia della figura, del paesaggio e dei fiori che cambiano con la luce. L’arte è nella luce forte del Salento ed in quella enigmatica della Sardegna. L’arte è nell’angoscia e nella sofferenza del vivere, è nel vissuto dei Jeans. L’arte, [il pittore] la ritrova nella parte più spirituale della vita».
Maurizio Nocera

giovedì 10 giugno 2010

Bernadette Kirstein, in arte Bernaki,


SALETTA D’ARTE MENTANA
FIRENZE
Piazza Mentana, 2/3r
Telefono e Fax 055.211985
cell. +39 335.1207156
www.galleriamentana.it
galleriamentana@galleriamentana.it



IL CALORE DEL COLORE
Inaugurazione: 10 Giugno 2010 ore 18.00
Chiusura mostra: 2 Luglio 2010
Orario estivo: 11 - 13, 17 - 20
Chiuso Lunedì mattina e Domenica. 
Luglio: Chiuso Sabato e Domenica

Bernadette Kirstein, in arte Bernaki,

Sono passati ormai sei anni dal mio incontro con Bernadette Kirstein, in arte Bernaki, e oggi come allora, di fronte alle sue ultime opere, vengo pervasa e convinta della stessa libertà immaginifica e dalla sua ordinata creatività che non ha perso energia e fascino. Tuttavia qualcosa si è evoluto nella sua poetica dell’incanto e mantenendo quell’innocenza naif che contraddistingue l’originalità del suo idioma pittorico, il suo stile si è fatto ancor più raffinato. I colori, sempre vivaci e brillanti, difatti, hanno perso le tonalità più acidule e contrastanti per divenire più morbidi e delicati. Anche i campi cromatici, tipici nella loro stesura à plat, hanno cambiato formato e nella riduzione delle proprie dimensioni hanno creato un tessuto più vibrante e ricco che riscopre interessanti qualità di leggerezza e di ariosità di immagine nella scomposizione delle superfici attraverso una irreale costruzione cromatica composta da puntini o da delicate ripetizioni di forme che caratterizzano e definiscono l’estrema bidimensionalità dei suoi lavori. Un’assenza totale di volumi che però non risulta mai soffocante o limitante, soprattutto nelle evoluzioni dei suoi preziosi linearissimi decorativi, ma che palesa invece l’assolutezza del fervore fantastico e sognatore di Bernaki, grande creatice di immagini e artista di una bellezza segreta.

Barbara Angiolini


Six years have passed since my first meeting with Bernadette Kirstein, in “Arte Bernaki”, and right here today, in front of her latest works. I am persuaded and convinced by the same magnificent freedom and creative approach that have lost the energy or fascination whatsoever. Yet something has even evoleved from the enchanting poetry, maintaining that naïve innocence that sets aside the originality of her idiomatic works, her style has become even more refined. The colours, despite still being as vibrant as ever, have lost some of their more acidulous and contrasting tones, in favour of softer and more delicate ones. Even the chromatic spaces, typical in their drawing up “a plat”. Have taken on a more vibrant and rich surface which uncovers interesin airy and light qualities of forms in the composition, through a surreal chromatic construction, composed of dots and subtle repetitions of shapes which characterize and define the extreme two-dimensionality of her work. There is a complete absence of any volume whatsoever; but one that is neither suffocating nor limiting, especially notable in the evolution of her beautiful decorative linearism; but which clearly outlines and highlights the fantastic warmth and dream oh Bernaki, a great creator of form and an artist of hidden beauty.

Barbara Angiolini

IL CALORE DEL COLORE


GALLERIA D’ARTE MENTANA
FIRENZE
Piazza Mentana, 2/3r
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IL CALORE DEL COLORE
Inaugurazione: 10 Giugno 2010 ore 18.00
Chiusura mostra: 2 Luglio 2010
Orario estivo: 11 - 13, 17 - 20
Chiuso Lunedì mattina e Domenica. 
Luglio: Chiuso Sabato e Domenica
VICTOR AGIUS
Nella pittura di VICTOR AGIUS è la natura che fa i suoi discorsi presentandosi in relazioni di colori, di polvere di pietra, di tracce di paglia: racconti di terra e di vita dove le tinte intrinseche degli elementi, ben combinate dall’artista, danno sensazioni poetiche. La costruzione di forme, ricordi ancestrali di legami inscindibili dell’uomo con la natura, non è necessaria per farci cogliere la forza del racconto. Gli scuri delle ombre di una sensazione si elevano illuminandosi d’aspettative e ritrovandosi nel colore di un volo di vittoria, di una genesi, in una natività: nella polvere di marmo e di terre.
L’osservazione e le tinte, delle combinazioni delle ombre, diventano per il pittore punto di partenza per le sue creazioni. Note di una musica fatta da gocciolamenti, da macchie, da scuri e da chiari: atmosfere che raccontano il pensiero dell’artista.

Pasqualina Caiazzo
Nella lettura delle opere di Pasqualina Caiazzo il punto di partenza si può trovare nell’armonica disposizione di figure simili e nei racconti di frammenti o interi di figure ripetute. I riquadri narrano delle lacerazioni intime d’ogni essere umano: Io ed Es il doppio che si ricompone in un Super Io.
Nelle opere si raccontano sensazioni opposte, in un misto di malinconia, carnalità e spiritualità: è la vita che scorre in una miriade d’eventi belli o brutti. In sua opera “Eros e Tanatos” labbra rosse sono piene di speranza, alludono all’amore, gli occhi si aprono, si socchiudono e lasciano sfuggire lacrime, i presagi si fanno più tristi nelle calle dalle sfumature ombrose: dolore e gioia vivono insieme. Il doppio della vita è realizzato magnificamente e la simmetria, apparente, di piccole tele disposte in un ordine, solo a prima vista casuale, origina un clima sospeso.


Stefano Bisiachi

Nelle opere di Stefano Bisiachi si coglie una moderna ricerca della forma e del movimento.
Armature totali che racchiudono l’assenza di corpi e ne conservano l’idea formale e spirituale. Sono di rame ma governate da un’anima sensibile. S’inchinano in genuflessioni di preghiera in aerei e filiformi inginocchiatoi o direttamente a terra: il momento mistico le avvolge vestendole di una religiosità assoluta. La medesima intensità espressiva è nella poesia che accompagna le sculture che rappresentano gli atleti di sumo o d’esercizi a corpo libero. La stanchezza, che segue un grande sforzo, è rappresentata con un’armatura che cerca appiglio in un instabile sgabello a molla. I colori del rame, con le sue ossidazioni e con le macchie d’unione dei pezzi, esaltano l’espressiva delle opere. N’essenzialità delle linee, dei fogli malleabili del rame che si presta alle giuste curvature, c’è l’idea che caratterizza l’opera di quest’originale artista.


Witold Podgórski

Nelle opere di Witold Podgórski la pittura si fa graffio di sentimenti.
Spatolate e pennellate s’incrociano con delle scalfitture, come se l’artista volesse svelare un mondo misterioso sotto il colore. I segni, colpi di scalpello nell’impasto delle tinte, acquisiscono forza narrativa di ritratti dell’animo. I colori, che seguono percorsi di segmenti, spezzate e curve, prendono forma nelle campiture, spesso, di bianco che vira verso il blu – grigio. La malinconia appare nei rotondeggianti segni di corpi femminili che incrociano gli spigoli dell’ortogonalità dei piani prospettici. Nello sfondo scenografie immaginarie lasciano spazio alla fantasia, alla scoperta di climi, espressione di un’interiorità poetica che si compenetra con il mistico. I soggetti diventano piccoli racconti di vita narrata dell’essenzialità di segni e di colori. La sua ricerca appare libera da condizionamenti e stereotipi ed è un ondivagare nell’espressività delle linee fra astrazione e figurazione.

Moussin Irjan
Le opere di Moussin Irjan sono una descrizione attenta dei sentimenti umani e dei climi che caratterizzano i luoghi che le hanno ispirate. La nostalgia ed un velato romanticismo le pervade lasciando trasparire l’humus delle sue radici. La luce è la protagonista dei suoi paesaggi che raccontano i luoghi in una sintesi, poetica, di vibrazioni coloristiche. E’ una pittura istintiva e la ricerca porta l’artista a vedere oltre l’apparenza delle cose. Il suo animo, velato di malinconia, traspare in tutta la sua opera. I ritratti, mai troppo definiti, emergono da uno sfondo avvolgente e raccontano le gioie e i turbamenti delle persone diventando una trasposizione dell’Io dell’artista. In alcune sue opere il racconto s’ispira ai piccoli gesti del quotidiano e diventa lirica del vivere. La pittura dell’artista si orienta in ambito figurativo ma appare originale e moderna nell’interpretazione.

Gabriela Natera

Gabriela Natera vive di colore e nel colore. La sua è una pittura gestuale dove le campiture delle tinte interagiscono nell’esaltare sensazioni. Galassie di sfumature si presentano in armonie e dissonanze di spruzzi di colori caldi e freddi. Toni aggressivi descrivono una cruda carnalità, allusiva di sofferenze del vivere e di ricerca interiore. I vivaci prorompenti gialli, portatori di gioia, si smorzano immergendosi nel blu. Un susseguirsi di stratificazioni permettono all’artista di far emergere le ombre sottostanti e di creare climi intensi, memoria di tutto un universo. Le paure prendono forma d’esseri misteriosi che si aggrappano l’un l’altro, sino a compenetrarsi e a diventare un tutt’uno. Microcosmi e macrocosmi s’identificano in una sintesi, spesso, aniconica, dove gli elementi cromatici suscitano libere interpretazioni. La sua opera è caratterizzata da più stili espressivi in un percorso d’assoluta libertà.

Mauro Malafronte

La pittura di Mauro Malafronte è d’immediato impatto e suscita un turbinio di sensazioni. Nelle sue opere le tinte calde e fredde si contrappongono, mosse dalla spinta emozionale dell’atto creativo. I getti di rossi penetrano i colori circostanti pervadendoli di un’energia misteriosa mentre gli aggressivi gialli s’insinuano nelle pieghe della tela creando aspettative gioiose. E’ l’animo dell’artista che racconta i suoi umori, le sue tensioni in un susseguirsi di linee e di colori. I gocciolamenti di schizzi di colori fatti cadere, intenzionalmente, sulle tracce lasciate da grosse pennellesse, creano un aggrovigliamento di tratti che fanno emergere un movimento d’ombre e di luci. La tela, spesso, diventata tridimensionale, con una serie di piegature e tiraggi, partecipa alla creazione dei volumi e delle fughe prospettiche, mentre i segni dei colori s’inseguono alla ricerca d’inconsce atmosfere interiori.


Sandra Rosadini
Nei gioielli di Sandra Rosadini si ritrova tutta la sensibilità del mondo femminile, a volte misterioso. La sua creatività la parta a sfruttare le caratteristiche naturali degli elementi usati, trovandone i significati più profondi. L’artista usa le pietre come una tavolozza di colori trasparenti, dalle mille sfumature, seguendo le armonie dei toni. Queste sono arricchite dal fascino, dalla poesia e dalla memoria dei luoghi d’origine. I fili dei metalli preziosi, duttili e malleabili, le avvolgono creando nidi d’intrecci. Le voci del mare, portate da anelli fatti di conchiglie, si fanno udire nella loro originalità: in racconti del tempo che cambia le cose. Piccoli intrichi di metallo si uniscono alle pietre colorate facendole assumere sembianze d’aerei fiori. Le sue creazioni sono ricami preziosi, portatori di gioia, da donare per segnare i momenti più belli.

Cagliari 19 Maggio 2010

sabato 20 febbraio 2010

INDIVIDUAZIONI 2010


 

Galleria D'Arte Mentana
di Giovanna Laura Adreani
www.galleriamentana.it
Piazza Mentana, 2 - 3 - 4r.
50122 - Firenze
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Inaugurazione Sabato 20 febbraio 2010 ore 18,00
20 febbraio - 11 marzo 2010

Individuazioni 2010
La mostra “Individuazioni” è un’occasione riservata, da Giovanna Laura Adreani, ad artisti da lei scelti, con la finalità di presentarli, al pubblico di Firenze, in una galleria apprezzata, che ha grande importanza nel panorama artistico.
In quest’edizione la Direttrice propone un gruppo molto interessante. Artisti differenti sotto il profilo stilistico ma che, con le loro opere e con i loro linguaggi, sanno coinvolgere gli spettatori.

Artisti: Sante Abbinente, Paola Balestra, Giordana Bussoli, Marcello Franceschini, Nicolina Giunca, Ilaria Gonnelli, Alessandra Politi, Matteo Procaccioli.
Sante Abbinente.
Una fuga dalla realtà che vuole vincere la solitudine dell’essere.
Nella sua pittura si coglie l’evasione dalle routine che s’incontra con la ricerca del colore. La sua è una gran libertà espressiva che trova forza nell’allontanamento dai canoni. Graffi, abbozzi gestuali concorrono a creare dei climi che vogliono dare significato alle angosce di un uomo in una società, tecnologica, che và troppo di fretta. L’artista racconta la solitudine e la ricerca, sognata, del ritorno al semplice: alla natura. Il suo mulino, dalle pale immense che utilizza l’energia per illuminare il faro è una speranza di fuga dal reale, dal grigio di una vita che impedisce i sogni.

Paola Balestra
Colori che sprigionano l’animo creativo
La ricerca dello spazio - tempo dell’Io s’interseca in un volo di colori che sprigionano l’animo creativo di Paola Balestra. Nelle sue opere viene descritto il moto perpetuo della natura che si manifesta nei suoi cicli. Una nebulosa racconta l’immenso universo e la piccolezza dell’uomo. I colori, solo apparentemente dati in modo casuale, prendono significato d’armonia e dissonanza dell’esistere. La spiritualità si affaccia con un angelo, compagno e guida, che ci ricorda la caducità della vita. I suoi sono getti di colore per esplorare le galassie dell’inconscio in una liberazione dello spirito.

Giordana Bussoli
La poesia dei colori che interpretano la vita.
I fiori sono per l’artista racconti di sogno, colori che illuminano e diventando metafora.
La sua pittura è un morbido accarezzare, con lievi tocchi di pennello, i soggetti che prendono forma. E’ la ricerca delle ombre, parte scura della vita, per trovare la luce della gioia. Per Giordana Bussoli il fiore è il rosa di vita che avanza, danzate di liete speranze.
I colori si sfumano nella ricerca dell’intimo e si contrastano con sfondi di scuro: intimità di
ansie malcelate. E’ un tuffo alla scoperta dell’apparente calma e dell’attesa che sembra avvolgere l’intera opera dell’artista.

Marcello Franceschini
I colori grevi di una tranquillità apparente
Nelle opere di Marcello Franceschini i segni e le pennellate sono la forza di racconti di ricordi. Il ritratto di una donna che si pettina con aria sognante, nell’opera “Allo specchio”, descrive la routine di una vita lontana dai desideri antichi. Il tenero amore descritto in “I love you” sembra essere un rifugio per allontanarsi dai tormenti. La rappresentazione del mondo dell’artista è riportata con armonie di colori grevi che riconducono ad una tranquillità apparente. Figure dall’aria triste e malinconica parlano di delusioni che impediscono la speranza e la libertà, anche, dei sogni.

Nicolina Giunca
Nell’architettura del supporto una genesi di vita.
Le strutture, forme intime, del truciolato di legno emergono per raccontare il suo esistere. La storia dei segni, cicli di vita delle tavole, in genere rinchiusi senza speranza d’emersione, viene disvelata in un’intima unione con il soggetto dell’opera. La compenetrazione assoluta che vi si legge riporta alla natura che si manifesta in un divenire continuo. Le pennellate espressive, ricompongono immagini frantumate e raccontano la simbiosi dei sentimenti con la genesi dell’opera. La spiritualità prende forma dando un clima di magia ai soggetti evocati.

Ilaria Gonnelli
Il particolare per raccontare il tutto.
Pittura e scultura dove ogni figura, o parte di essa, assume ed ha un suo significato. All’artista basta un poetico frammento per far immaginare l’intero. L’amore è la linea conduttrice della sua opera e si concretizza nella poesia di un seno, scorcio che parla di donna, di madre. In una conchiglia che sussurra il mare facendo sognare i profumi e l’infrangersi delle onde. Le sue opere, fatte di simboli, trovano ispirazione nel classico ritrovato, sono solo a prima vista realiste ma sprigionano, significati oltre l’apparenza e grande calore formale e comunicativo.

Alessandra Politi
Totem evocativi della spiritualità della vita.
Nell’opera dell’artista c’è la ricerca dell’ancestrale che appare nell’essenzialità delle geometrie che s’ispirano alla natura. Evoca ricordi di sentimenti semplici ma fondamentali per giustificare il senso della vita. Nelle sue sculture si ritrova la religiosità e la ricerca della parte più intima dell’essere umano. I suoi totem, ieratici ed evocativi, sono simbolo d’identificazione con lo spirito della natura ed i suoi ritmi. L’eleganza stilistica, il lirismo del segno e i colori alternati in ritmi regolari enfatizzano le forme levigate in una genesi della vita che sa di marino.
Matteo Procaccioli
Le forze dell’inconscio che si materializzano.
I colori, tendenti all’acido, manifestano la forza dell’istintività: Es che prende forma. I climi gotici di getti di colore, i motivi, le textures scelte, fanno pensare ad una ricerca interiore per superare la carnalità della vita. I continui riferimenti ai misticismi orientali, le maschere di farfalle, conflitti di simmetrie, parlano della psiche. Nelle sue opere ”Io ed Es” manifestano l’ondivagare dell’essere umano in una guerra interiore che non lascia spazio a vincitori. Ecco le maschere, finzioni innaturali, dell’uomo che vive nell’apparire tenendo, spesso, nascosta la bellezza dell’essere.

Federica Murgia